Rubrica Tech #3 | Le fabbriche dei like

I social network sono sempre più diffusi e gli account social presenti nel mondo sono miliardi: sapevate che esistono più account Facebook attivi che persone vive nel mondo?

Cibo, moda, musica, film, intrattenimento: tutte i settori di mercato si sono gradualmente adeguati alle logiche dei social network e alle persone più importanti al loro interno, gli influencer. Tutti sappiamo chi sono gli influencer – persone particolarmente seguite su un’app e che risultano molto influenti dentro al mercato di riferimento. Più seguaci un individuo possiede, più interazioni ricava, più ingaggi ottiene, più soldi guadagna.

Dietro questo meccanismo apparentemente semplice si cela un fenomeno ignoto ai più: le “fabbriche dei like”.

Fabbriche clandestine di Like

Il video illustra una realtà finora sconosciuta ai più: le fabbriche dei like sono attività clandestine (anche note con il termine “click farm”) e la loro diffusione nel mondo è difficile da stimare. Si tratta di luoghi perlopiù anonimi all’interno dei quali vengono creati e venduti profili social falsi, condivisioni e visualizzazioni. Non solo: il “prodotto” più ambito sono i “like”, ovvero i “mi piace”.

I “like” sono, inizialmente ideati da Facebook, si sono presto diffusi su Instagram, TikTok e tutte le altre piattaforme social. Un “like” da solo ha poco valore: è sommando milioni e milioni di like che si può generare un business. E le Clik Farm l’hanno capito: in questi luoghi, centinaia e centinaia di cellulari sono connessi a internet e decine di operatori, spesso giovanissimi, lavorano full time per alimentare questo mercato.

Il confine tra legalità e reato è sottile in questi casi: la creazione di un profilo falso non rispetta infatti le norme e le policy di tutti i social newtork. Sembra che le Clik Farm siano particolarmente diffuse in Sud Asia, in Europa dell’Est, in India e in Cina.

I clienti alla ricerca di popolarità facile non sono solamente influencer e VIP: le richieste di like e visualizzazioni in piattaforme di social media riguardano anche aziende, politici e persino enti pubblici. Alcune ricerche hanno stimato che oltre il 60% dei follower su Twitter dell’ex presidente USA Donald Trump potrebbe essere composto da account falsi.

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